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Mi chiamo Giuseppe Spampinato e da sette anni vivo a Sydney in Australia. In Italia avevo una famiglia, un lavoro, una fidanzata, ma il senso di avventura e la voglia di conoscere, mi hanno spinto a lasciare tutto e tutti per ricominciare la mia vita dall’altra parte del mondo. Qui ho conosciuto colei che oggi è mia moglie e vivo in pianta stabile in questa grande città.

I primi due anni sono stati meravigliosi e ricchi di esperienza umana e lavorativa. Ho viaggiato parecchio nella regione del pacifico meridionale, toccando posti che dall’Italia avrei solo potuto sognare. Dalle Isole Fiji alle Isole Tonga, da Vanuatu alle isole Yasawa nella Micronesia, ma il paese che mi ha maggiormente colpito è stato sicuramente la Nuova Zelanda. Da quando vivo in Australia, vado in una Nuova Zelanda almeno una o due volte l’anno, ed è qui che è nata la mia passione per i lunghi cammini o come dicono quaggiù, per il “tramping”.

 

 

Dopo due anni di matrimonio e l’inevitabile “intrappolamento” della vita in generale dentro la routine quotidiana, avevo cominciato ad avvertire delle sensazioni strane nel mio corpo, e dei pensieri molto negativi affollavano la mia mente. Lavoravo per un’azienda di vestiti per uomo e ricoprivo il ruolo di “store manager”, con delle pressioni da parte dei capi di questa compagnia parecchio forti e su tutti i fronti. Pressione sulle vendite, sulla gestione del negozio, e pressioni anche a livello umano, che generavano in me tanto stress al quale non riuscivo a porre un freno.

Caddi in un profondo stato di malessere e di depressione che non avevo mai avvertito prima, tanto da non riuscire più a controllare i miei pensieri. Sentivo formicolii su tutto il corpo e delle continue ipocondrie che migliaia di esami e di visite mediche non riuscirono a risolvere nulla. Cercando su internet e parlando con mia madre (anche lei ha sofferto di depressione), ho trovato qualcosa di cui non avevo mai sentito parlare: le malattie psicosomatiche. Il nostro corpo ci parla quando un malessere ci sta attaccando. La nostra mente grida aiuto attraverso questi segnali di allarme, quei messaggi che nessuno dei medici tradizionali incontrati aveva saputo interpretare.

Dopo affannate ricerche e continue domande rivolte a me stesso sui motivi di tanta tristezza e di tanti pensieri cupi, mi ricordai di una frase letta tanto tempo addietro di uno dei miei scrittori preferiti: Bruce Chatwin.

“Non perdere la voglia di camminare. Io, camminando ogni giorno, raggiungo uno stato di benessere e mi lascio alle spalle ogni malanno. I pensieri migliori li ho avuti mentre camminavo, e non conosco pensiero così gravoso da non poter essere lasciato alle spalle con una camminata. Stando fermi si arriva sempre più vicini a sentirsi malati. Perciò basta continuare a camminare e andrà tutto bene”.

Dopo aver letto quella frase ogni giorno per un mese intero, decisi che era giunto il momento di muovermi e di farlo in modo radicale, naturale, libero da ogni oppressione tecnologica. Comprai un paio di scarponi, uno zaino e il resto della classica attrezzatura per i lunghi cammini. Decisi che dovevo combattere la mia ansia tornando agli istinti primordiali dell’uomo. Ebbi la sensazione che la mia risposta l’avrei trovata nel suono dei miei passi e nella natura selvaggia.

 

 

Lasciai il lavoro e feci un biglietto per la Nuova Zelanda. Avevo voglia di montagne e di lunghi silenzi, e questa terra si presta benissimo a questo tipo di desideri. Ho fatto un cammino di circa 40 km da fare in tre giorni che si chiama Routeburn Track, collegato da una serie di rifugi che parte dalla piccola cittadina di Glenorky e finisce a Te Anau.

Il cammino fu una riscoperta di me stesso, e l’incontro con i camminatori che venivano da ogni parte del mondo, fece ravvivare in me quella parte di anima che si stava spegnendo. Sono montagne che ricordano le nostre dolomiti, ricche di boschi e di ghiacciai. Il cammino in Nuova Zelanda, solitamente comporta tutta una serie di rischi, poiché le condizioni meteo possono cambiare repentinamente, diventare selvagge e non perdonano il camminatore. Bisogna essere preparati a piogge torrenziali, a neve e frane anche in piena estate. E per chi non conoscesse questi posti, bisogna ricordare che anche in piena stagione di cammini, le temperature massime non superano mai i 15 gradi, e addirittura di notte si toccano  gli 0 gradi. E’ un luogo selvaggio, che mette a rischio ogni tuo passo, e sicuramente questo aiuta a risvegliare in ciascuno i sensi addormentati. Fa scattare una molla mentale che slancia l’anima e il cuore, quelle parti di me che per troppo tempo avevano subito pensieri cupi e oscuri.

Il cammino mi ha dato la possibilità di riconnettermi con me stesso, di apprezzare ogni singolo passo come un attaccamento alla terra e al mondo! Guardare quei paesaggi che non appartengono alla quotidianità, fa riapprezzare il senso di questa benedetta vita che ci troviamo tra le mani, che se fosse fatta di solo lavoro sarebbe di un non senso terrificante.

Sono passati tre anni da quei giorni oscuri e da quel cammino liberatore. Gli attacchi di ansia a volte ritornano, ma ho acquistato grazie a Dio maggiori capacità nel gestirli, e quando sento che la pressione sale, ormai so benissimo che devo fare una sola cosa: mettere tutto in uno zaino e iniziare a camminare! Per vivere, per sognare, per ritornare uomo.

 

 

 

Il mese scorso ho finito di esplorare un gioiello dell’isola del sud che è anche patrimonio dell’Unesco: il Mount Aspiring National Park. Per la prima volta ho affrontato una rotta alpina che si chiama Cascade Saddle, che dalla Makitituky valley porta dopo un dislivello di 1400 mt in un’altra valle che si chiama Reed Durt. Un cammino di oltre novanta kilometri da fare in sei giorni. Sì, camminando in questi posti meravigliosi, ho ritrovato molto di me e delle cose che contano! E allora, non mi resta che fare una cosa: continuare a camminare!

 

Giuseppe Spampinato

 

Posted in camminare guarisce, cammino, vivere

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