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Le parole di Andrea, detto "Spino"

Camminare mi permette di rispondere a chi mi chiede “come stai?”, “Sto male, ma mi sento bene!”.
Durante la lunga sosta fatta a Timau, ho scritto anche qualche riga sul mio rapporto con il cammino e la malattia.
A chiedermi di scrivere il mio pensiero su questa coppia che non scoppia, è stato un uomo, uno scrittore, un gran camminatore che non conosco ancora di persona, ma di cui ho profonda stima. Ero a Milano e non ricordo precisamente il motivo e fondamentalmente poco interessa, invece ho chiaro ed è importante il momento in cui tra gli scaffali di una nota libreria alla stazione centrale, nel reparto dedicato al muoversi nel modo più antico che l’uomo possa ricordare, ho visto il titolo del suo libro «Camminare guarisce».

Queste due parole messe una dietro l’altra sono forti, hanno un significato potente, ma ad affermarlo è lui Fabrizio Pepini e come dargli torto? Quel libro dal titolo secco, preciso, tattico, mi ha stregato, l’ho letto tutto di un fiato, ho iniziato sulla carrozza di un treno che mi riportava verso casa e l’ho finito di leggere nella nottata. Quante similitudini, tante, troppe, tante emozioni in comune, quello che cambia sono il tipo di malattia con cui conviviamo e i chilometri percorsi (io sono ancora un novellino), ma per il resto le sensazioni con cui affrontiamo questa nuova vita sono molto simili. Qualche giorno dopo gli ho scritto, ci siamo scambiati dei messaggi, dei pensieri, è nata un’amicizia, il giusto feeling, essere sulla stessa lunghezza d’onda non è sempre facile ed immediato, invece il camminare ha anche questa forza, di unire due persone che non si sono mai viste.

Il mio Cammino è iniziato quel giorno di fine novembre, quando ho saputo di avere il cancro al pancreas, poco tempo più in la quando dopo essermi sottoposto a un’operazione non andata a buon fine e dopo aver fatto sedici mesi di terapia salvavita, ho saputo che non si poteva andare oltre, da non operabile è diventato un male solo da controllare, non mi piace il termine incurabile, il tumore mi ha condannato, ma non mi ha ancora ucciso. Camminare, da quel momento è nato fisicamente nel senso di movimento lento e ha avuto il suo sviluppo. Mi è sempre piaciuto muovermi in questo modo, la forza ancora non aveva abbandonato del tutto il mio corpo nonostante i tanti mesi di terapia fatti.

Allora che fare? Aspettare che la malattia peggiori? Attendere questo momento senza fare nulla? No, non è la mia vita. Ho pensato e ho iniziato a camminare, questo movimento si è modellato a misura su di me, sul mio corpo e nella mia mente, è diventata la mia «cura». Un ritorno al primordiale, è stato il mio corpo malato a chiedermi di continuare e di non mollare, passo dopo passo, dopo i primi giorni di naturale affaticamento tutto è diventato più semplice, ovvio, normale, naturale. Ho iniziato con l’andare a piedi da casa fino all’ospedale per i controlli e gli esami, poi ho allungato il passo e ho iniziato per curiosità dei percorsi più o meno lunghi e ho continuato a camminare. Poi ho iniziato ad attraversare alcune regioni italiane e ho continuato a camminare. Sono uscito dai confini nazionali e ho continuato a camminare. Sono arrivato fino all’oceano Atlantico ecco dove il camminare mi ha portato, lontano e non mi sono fermato. Sono tornato a casa, con un aereo, ma per continuare a camminare e adesso non posso più fermarmi anche perché mi fa bene, io non uso questo termine forte «guarisce», ma mi fa star bene.

Camminare mi permette di rispondere a chi mi chiede “come stai?”, “sto male, ma mi sento bene!”. Ecco qual è la forza del camminare, il cercare l’energia positiva, la continua ricerca dei particolari nel mondo che mi circonda, la forza di questo lento movimento è nella sua velocità di efficacia, i benefici si vedono subito. Ci si depura, non si stacca la spina, perché si va a energia solare, non serve benzina per andare avanti, solo forza, ma non solo quella fisica serve gran quantità di forza di volontà quindi il mio corpo diventa un mezzo a energia positiva e pulita con cui andare avanti.

Molti si possono chiedere, ma sei malato come fai? Non lo so, non m’interessa, l’importante è che duri, dieci ore, un giorno, un mese, un anno, non m’importa. Quello che mi fa star bene è che arrivo alla sera e quando sono sul letto per fare riposare questo corpo malato, posso dire alla persona che amo più di tutte nella mia vita, “sai amore anche oggi ho camminato”.

Posted in camminare guarisce

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